Il fango termale come sistema biologico attivo: dalla tradizione alla scienza
Negli ultimi anni, il Centro Studi Termali Pietro d’Abano ha condotto un ampio progetto di ricerca volto a comprendere e valorizzare la base scientifica dell’efficacia terapeutica dei fanghi termali delle Terme Euganee, noti da secoli per i loro benefici contro dolori articolari, infiammazioni croniche e disturbi osteoarticolari. Questo percorso ha avuto un obiettivo ambizioso: non solo dimostrare l’effetto biologico dei fanghi, ma anche capire quali sono le molecole responsabili, come si formano e da quali organismi derivano.
Il progetto si è sviluppato in collaborazione con il Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova, che da decenni studia la biodiversità dei cianobatteri termofili, e con il contributo di ricercatori delle Università di Firenze e Brescia. Il nostro approccio è stato multidisciplinare: abbiamo unito ecologia microbica, biochimica, biologia molecolare e modelli preclinici per costruire un quadro completo che ci permettesse di tradurre una pratica empirica in una terapia con solide basi scientifiche.
Il microbiota del fango maturo: un ecosistema unico
Un primo passo decisivo è stato lo studio del microbiota dei fanghi maturi degli stabilimenti termali euganei, pubblicato nel 2020 su Microorganisms, che ha dimostrato come la maturazione del fango — un processo che dura almeno sessanta giorni in acqua termale a temperature comprese tra 37 e 47 °C — dia origine a una comunità microbica ricca, stabile e ben definita.

Al suo interno dominano cianobatteri termofili come Phormidium sp. ETS-05, che formano il biofilm verde-azzurro visibile sulla superficie del fango maturo. Questo biofilm non è solo un indicatore visivo: è il vero protagonista della maturazione, perché rilascia una serie di molecole bioattive tra cui polisaccaridi complessi che si disperdono nel fango e ne modificano le proprietà biologiche.
Le molecole bioattive: il ruolo dei polisaccaridi
A partire da questi organismi, in particolare da Phormidium, abbiamo isolato e studiato i polisaccaridi extracellulari, pubblicando nel 2020 su Biomolecules uno studio che ne dimostra l’effetto antinfiammatorio in vivo. Utilizzando un modello di infiammazione in zebrafish, abbiamo osservato una netta riduzione della migrazione dei neutrofili verso la lesione, uno dei segni più chiari di un’attività antinfiammatoria attiva. Questo è stato il primo dato diretto che collegava una molecola prodotta dai cianobatteri del fango a un effetto biologico misurabile.
Nel 2022, su International Journal of Biological Macromolecules, abbiamo ampliato la portata della ricerca studiando un estratto polisaccaridico complesso ottenuto direttamente dai fanghi maturati. Anche in questo caso i risultati sono stati molto incoraggianti: oltre a confermare l’effetto antinfiammatorio, l’estratto ha mostrato una marcata attività antiossidante, proteggendo le cellule dallo stress ossidativo, stimolando l’attività di enzimi “difensivi” (come catalasi e superossido dismutasi) e modulando l’espressione genica. Questo ha confermato che il fango maturo, grazie all’azione della sua comunità microbica, diventa un sistema terapeutico attivo, capace di agire contro l’infiammazione in modo naturale.
Nuove specie e biodiversità microbica termale

Nel marzo 2025, abbiamo pubblicato su Frontiers in Microbiology la descrizione di un nuovo cianobatterio isolato dai fanghi: Kovacikia euganea ETS-13. Si tratta di una specie particolarmente rara e interessante, non solo per la sua novità tassonomica, ma soprattutto perché è in grado di utilizzare la luce del vicino infrarosso grazie alla produzione di clorofilla f, una forma di clorofilla scoperta solo di recente. Questa capacità le consente di vivere in nicchie dove la luce visibile è assente e rimane solo la radiazione a maggiore lunghezza d’onda, come può accadere in profondità nelle vasche dei fanghi termali. Questa adattabilità straordinaria non solo conferma l’unicità del microambiente termale euganeo, ma suggerisce che tali organismi possano essere fonte di numerose molecole bioattive rare e preziose.
La scoperta di Kovacikia non è un caso isolato: si inserisce in un filone che ha visto, negli anni precedenti, l’identificazione di altre nuove specie microbiche da parte del nostro gruppo. Nel 2016, uno studio filogenetico pubblicato su Molecular Phylogenetics and Evolution ha portato alla descrizione del genere Thermoleptolyngbya, un gruppo di cianobatteri termofili con struttura filamentosa, mentre nel 2021 è stata descritta Thermospirulina andreolii, così chiamata in onore del prof. Giovanni Andreoli, pioniere nello studio della biodiversità cianobatterica nelle terme.
Queste scoperte non sono solo un risultato tassonomico: rafforzano l’idea che le vasche termali euganee siano un hotspot di biodiversità microbica unica, selezionata da condizioni ambientali estreme ma stabili o stabilizzabili, come alte temperature e elevati livelli salini e minerali.
Meccanismi molecolari: come agiscono i polisaccaridi
Nel lavoro più recente, pubblicato su Antioxidants nel luglio 2025, abbiamo approfondito i meccanismi molecolari attraverso cui i polisaccaridi microbici agiscono sul sistema biologico. Abbiamo osservato che questi composti sono capaci di regolare in modo selettivo vie infiammatorie centrali (TNF-a/NF-kB, IL-6/JAK/STAT), ridurre il grado di apoptosi e ripristinare l’equilibrio antiossidante a livello tissutale. L’effetto è stato osservato già a 2-4 ore dalla somministrazione, ed è stato confermato da tecniche di RNA-seq e RT-qPCR. Questi dati consolidano la convinzione che la maturazione dei fanghi generi una riserva naturale di molecole terapeutiche, efficaci, sicure e biocompatibili.
Una nuova visione del fango termale
Questa filiera di ricerche, che abbiamo promosso, finanziato e condotto nel tempo, offre oggi una visione nuova e solida del fango termale: non più solo un veicolo di calore, ma un bioreattore vivo in cui la maturazione genera sostanze terapeutiche ad azione antinfiammatoria e antiossidante. Il cuore del beneficio clinico risiede non solo nel calore e nei sali minerali presenti, ma anche o soprattutto nei glicolipidi, già identificati in precedenza dal nostro ente, e nei polisaccaridi bioattivi scoperti di recente, prodotti da microrganismi selezionati, che crescono e si sviluppano grazie alle particolari condizioni chimico-fisiche delle acque euganee.
Il valore di questa ricerca è duplice. Da un lato, ci permette di rafforzare le basi scientifiche della fangoterapia, con prospettive concrete di trasferimento in ambito medico, nutraceutico e cosmetico. Dall’altro, contribuisce a documentare e preservare una biodiversità microbica unica, che rappresenta un patrimonio genetico e funzionale di grande interesse per la biotecnologia del futuro.

Prospettive future
Il nostro obiettivo per i prossimi anni è proseguire su questa strada: ampliare gli studi preclinici e clinici, identificare nuove molecole attive, e sviluppare formulazioni standardizzate che mantengano la naturale efficacia del fango, offrendo nuove opportunità terapeutiche sostenibili, nel pieno rispetto dell’ambiente e della tradizione termale di cui siamo custodi e promotori.